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Archivio per il tag “crisi economica”

Siamo (quasi) veri “americani”!

cadavere spiaggiaLa prima pagina del giornale di domenica titolava centralmente sul “tracollo dei beni culturali” a cui sono stati sottratti quasi il 60% dei fondi. La mia sensazione è che non siano solo i beni culturali al tracollo ma l’intero sistema. Sotto il titolone centrale c’era una foto a colori del “capodanno estivo” della riviera romagnola, con facce sorridenti, spensierate e con bicchieri in mano. E’ come se ci fossero due paesi e due popoli diversi, uno incastrato nella crisi economica e l’altro felice e spensierato. Questa corsa compulsiva al divertimento sia dovuta alla cultura dominante del consumismo occidentale. Quella stessa mentalità che ci ha condotti fin quì, al tracollo.

A inizio estate c’è stato un episodio emblematico che rivela la vera direzione che abbiamo preso e dalla quale non sarà facile tornare indietro. Su una spiaggia del litorale laziale una donna è annegata e nell’attesa che portassero via il corpo, coperto e adagiato sulla spiaggia, tutti i bagnanti intorno hanno continuato a fare il bagno, prendere il sole e giocare a racchettoni come se non fosse accaduto niente. Su una delle foto c’è il cadavere della povera donna in primo piano e sullo sfondo un giovane che gioca in acqua, un bambino, un signore sotto l’ombrellone e un altro sulla riva, sembrano dire: “noi continuiamo a vivere, a divertirci,
la morte non ci riguarda, ne il dolore e tantomeno la crisi”. Inseguire il piacere a ogni costo, divertirsi sempre e comunque, anche quando non è possibile o semplicemente è inopportuno. Cosa avrebbero dovuto fare quei bagnanti? Fermarsi ad aspettare? Fare compagnia a una morta, vegliarla, pregare? Forse bastava restare semplicemente vicino a quel corpo senza vita, così, solo per rispetto alla vita stessa. Ma ci si può rovinare una domenica in questo modo per una persona che neanche si conosce? La morte è una cosa troppo seria per accadere la domenica d’estate e sulla spiaggia! La signora doveva morire altrove…
Quando ero ragazzino morì annegato un giovane proprio nella spiaggia accanto a quella dove andavo con la mia famiglia, ricordo ancora il nome, si chiamava Pietro e avrà avuto poco più vent’anni. Quella domenica tutta la spiaggia si fermò, c’era un capannello di gente attorno a quel ragazzo sfortunato, tra la folla vidi solo le gambe e ricordo che aveva il costume da bagno uguale a quello di mio fratello. La giornata fu segnata per tutti ed era normale, come si può essere spensierati o far finta di nulla mentre qualcuno è tragicamente morto a pochi metri da noi?

Erano gli anni in cui si leggeva sui giornali negli Stati Uniti gente morta per strada e nessuno si fermava. Per noi a quel tempo era semplicemente inconcepibile. Ora accade anche da noi, ce l’abbiamo fatta, siamo diventati veri “americani”, mancano solo un paio di stragi nelle scuole!

E se un genitore spiegasse al figlio che per tornare a giocare sulla riva bisogna aspettare, perché una signora è annegata … ? Quando morì mio nonno paterno mi mandarono a scuola con un bottone nero sulla maglia e tutti sapevano perché ero triste. A questo serviva il lutto, chi soffriva per una perdita doveva “segnalarlo” per far comprendere a tutti il suo particolare stato d’animo. Per diversi giorni a casa non si accendeva lo stereo, niente musica e la tv si teneva a volume basso perché mio padre aveva perso il suo, stava soffrendo e quel dolore andava rispettato. Sembra sbagliato, invece è l’esatto contrario: imparare a rispettare il proprio dolore e quello degli altri significa onorare la vita. La cultura dominante dei nostri giorni non sembra avere molto rispetto della vita e questo fa perdere ai giovani il senso della realtà, inconsciamente si sentono immortali, quindi annoiati perché tutto è scontato. Se qualcuno si fosse fermato accanto a quella donna morta sulla spiaggia cosa avrebbe rischiato, di fare una meditatio mortis?
Quanta paura fanno la morte e la sofferenza! Non facciamo altro che sfuggirle, indugiando su piaceri effimeri e false convinzioni. La movida estiva, le notti bianche, rosa, la musica e tutto il resto non sono cose sbagliate ma sarebbero più giuste e maggiormente apprezzate se ci fosse una maggiore consapevolezza della vita nelle teste e nei cuori delle persone.
La vita non è soltanto feste e godimenti vari e non dura per sempre.
Questa è la realtà umana; più si cerca di sfuggirla, tanto più sarà dolorosa ….
Evitare la sofferenza ad ogni costo genera maggiore sofferenza, nevrosi e follie varie. C’è chi vive si rifugia nello sport trasformandolo in ragione di vita, chi
il lavoro (quando c’è), altri le feste, le discoteche, gli amici …
qualsiasi cosa pur di dimenticare se stessi e la propria natura impermanente.

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Economia specchio della politica

sciopero_indesitSenza concorrenza non c’è qualità e senza competizione (sana) non può esserci sviluppo.
Questi concetti in Italia sono stati sempre recepiti poco e male, a certi livelli non è possibile competere senza appoggi politici importanti. Interi settori produttivi monopolizzati, lottizzati, divisi secondo appartenenze politiche e interessi vari. Ci sono interi territori dove per decenni non si è creato sviluppo per favorire il dominio assoluto all’industriale di turno, senza lasciare spazio a nessun tipo di alternativa, o diversificazioni di settore con le conseguenze che stiamo vivendo sulla nostra pelle.
Fabriano e la Indesit docet.
Politiche scellerate e connivenze feudali hanno consentito a imprenditori senza scrupoli di arricchirsi senza investire mai un centesimo per sviluppi futuri diversi. L’economia italiana è lo specchio della sua storia, un paese dove ci si fa strada più con la furbizia che con capacità e intelligenza; un sistema farraginoso e burocratico ereditato dal fascismo e mai seriamente ammodernato. La politica moderna ha devastato l’economia del paese mettendo a rischio il futuro delle nuove generazioni e impoverendo la nostra; non ci sono idee, progetti per il futuro, nessuno sembra in grado di guardare oltre il proprio naso. Questa classe politica ha fallito. L’antagonismo ideologico è scomparso e il governo Monti e quello attuale ne sono la conferma, tutti con la stessa “ricetta”, tutti insieme … sulle poltrone. La forza delle idee è svanita lasciando il posto a stupidi inni di “nuovi partiti”, movimenti ed eserciti vari. Il PDL è fallito, la casa comune del centrodestra berlusconiano è crollata, per questo torna Forza Italia, si torna indietro, con questa gente è l’unica direzione possibile. Nel PD invece (nato morto) si è più concreti: si litiga per il regolamento delle prossime primarie, devono aggiustare il tiro per mantenere la vecchia dirigenza al potere. Nel PD non c’è spazio per niente di nuovo e se mai ci fosse niente paura, si cambiano le regole. Un panorama politico davvero desolante: ma come si può sperare che ci sia qualcuno veramente in grado di risollevare il paese? E gli altri partitini e listarelle non li nominiamo neanche, come disse Grillo, sarebbe vilipendio a cadaveri.

“E’ necessario assolutamente rilanciare il sistema produttivo e rilanciare il turismo!”

Senatrice Maria Paola Merloni
Membro della 10ª Commissione permanente (Industria, commercio, turismo)

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